Quando iniziò a piovere, ci riparammo di fretta, e quel portone, ne sono certo, ancora conserva il buonissimo odore dei suoi capelli bagnati. Leggevo i brividi sulle sue braccia; indossava un vestito assai breve, ancora devoto alle gioie nude dell'estate, io avevo scelto una giacca leggera, me la tolsi e gliela posai sulle spalle; fu così che si accorse di un pezzo di carta in una delle tasche, si trattava di una poesia che avrei voluto darle, prima o poi, che avevo portato con me per tutti i viali di quei velocissimi mesi estivi, ma non avrei mai voluto accadesse in quel modo, a pochi centimetri dalle sue emozioni, senza possibilità alcuna di fuggire via, in quel settembre inoltrato che pareva spiarci nei pensieri. Provai a impedirle la lettura, ma si mise di spalle, nell'angolo più lontano, a leggere le parole che avevo scritto per lei, avvolta in un silenzio di pioggia, veranda e asfalto. Prima che finisse, prima che si voltasse, sbattendomi in faccia quelle onde verdi che erano i suoi occhi, le dissi: «la poesia ha il valore di una foglia che cade, Anna.»
Si voltò di scatto: «Per me, Luigi, una foglia che cade ha un valore inestimabile.»
Luigi Mancini

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